LA CAPACITA’ DI SAPER PERDONARE

psicologo pescara

A tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di essere stati vittima di un comportamento scorretto da parte di qualcuno (un familiare, un amico, un conoscente, il nostro partner) che magari non se ne è nemmeno assunto la piena o parziale responsabilità.

Di fronte ad un’offesa, una scorrettezza, una indelicatezza o qualsiasi gesto che vada a ledere la nostra sensibilità, siamo più volte chiamati, o perché guidati dalla nostra spinta morale, o su richiesta di condizionamenti sociali, a perdonare e non sempre questo gesto ci risulta facilmente digeribile, a volte potrebbe sembrare impossibile.

Ma sappiamo davvero cosa significhi per noi perdonare?

Cosa intendiamo con la parola perdono? Cosa rappresenta il perdono in un percorso di psicoterapia?

Viviamo il perdono solo come una perdita (di forza, di dignità, di orgoglio personale, di stima verso se stessi) o sappiamo andare oltre, sappiamo guardare questo gesto di maturità sotto una luce diversa e più piena? L’esperienza del perdono va vissuta non soltanto in termini di “perdere qualcosa” di noi che faccia vacillare la nostra integrità ma anche e soprattutto in termini di beneficio e guadagno personale, apertura a nuove possibilità e strumento di guarigione dall’astio che ci incatena ad un’offesa ricevuta nel passato.

Saper perdonare significa beneficiare della sensazione di leggerezza del lasciarci dietro le spalle il fardello della collera, dell’astio, del risentimento, dell’odio e del desiderio di vendetta.

Perdonare non vuol dire giustificare. Quando una persona giustifica un determinato comportamento, si rende conto che l’autore del torto potrebbe aver avuto un valido motivo per fare ciò che ha fatto. Al contrario, quando una persona perdona, identifica chiaramente il comportamento dell’altro come moralmente sbagliato, ma accetta l’altro, anche e soprattutto nei suoi limiti e riconosce il suo valore intrinseco nonostante l’offesa.

Perdonare non vuol dire dimenticare o minimizzare. Non dimentichiamo l’offesa, anzi riconosciamo l’azione offensiva per quella che è, ma le diamo lo spazio che merita, sia in termini temporali (fa parte del passato, restare legato ad esso significa inquinare il presente e il futuro), sia in termini emotivi ed interiori (il perdono “pesa” molto meno e ci pregia di una sensazione di leggerezza facendo spazio ad emozioni e pensieri positivi).

Perdonare non significa nemmeno essere deboli e remissivi, bensì è espressione di coraggio e capacità di praticare la compassione, che porta con sè un’esperienza emotiva di sollievo ed apre la strada alla riconciliazione. Riconciliazione non necessariamente intesa in termini relazionali, ossia con la persona che si è comportata in modo scorretto, bensì in termini emotivi, con l’azione ricevuta e con l’impatto negativo che questa ha avuto su di noi e sulla nostra sensibilità.

Inteso in questi termini il perdono è capacità di lasciar andare il rancore, liberare se stessi (autoperdono) o l’altro dal fardello della colpa, abbandonando il peso emotivo della delusione e dell’ingiustizia subita. Perdonare è un prezioso strumento di guarigione dalle ferite del passato, che per definizione, appartenendo al passato, non dovrebbero più trovare spazio di azione e re-azione nel nostro presente e nel nostro futuro.

La pratica del perdono è una inesauribile fonte di armonia con noi stessi e di equilibrio personale. Saperla coltivare equivale ad assicurarsi un effetto salutare sulla nostra vita interiore: “Perdona gli altri, non perché meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace” (Buddha).

Nella mia attività di Psicologa e Psicoterapeuta aiuto i pazienti che iniziano un percorso terapeutico ad esercitare la pratica del perdono e dell’accettazione attraverso il prezioso esercizio della Mindfulness, all’interno del modello clinico di riferimento dell’ACT (Acceptance and Commitment Therapy).

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