LA DEPRESSIONE: CONOSCERLA PER SUPERARLA

depressione

La depressione non è qualcosa di immaginario, un castigo divino o una condizione dovuta a colpe personali o a una particolare debolezza di carattere. Non è neppure uno stato d’animo che si possa superare da soli con un semplice sforzo di volontà, ma un vero e proprio disturbo, anzi è il disturbo psicologico che causa maggiore sofferenza e disabilità nella popolazione, a tutte le fasce di età.

Se stai leggendo questo articolo è perché stai scavalcando molti luoghi comuni sulla depressione, che spesso costituiscono un elemento di aggravio e un problema ulteriore, piuttosto che una possibilità di elaborazione della sofferenza e una soluzione per poterla affrontare.

Che cos’è la depressione?

Spesso si tende ad etichettare come ‘depressione’ qualsiasi sentimento spiacevole, anche quando si tratta di rabbia, frustrazione, paura, tristezza.

Niente di più improprio, e scopriamo il perché.

La depressione è un disturbo dell’umore che fa sperimentare al soggetto di non desiderare più nulla, di non avere la forza di cambiare e che si presenta con profonda tristezza, mancanza di interesse e pensieri pessimistici su se stessi, sugli altri e sul mondo. Questo profondo disagio porta con sé anche sintomi fisici e comportamentali, compromettendo seriamente la salute psico-fisica della persona che ne soffre.

La diagnosi precoce e la terapia sono fondamentali per la cura della depressione, e ne capiremo le motivazioni alla luce di quanto stiamo per esporre.

Come capire se si è depressi: sintomi fisici e mentali

I sintomi della depressione coinvolgono vari aspetti del corpo, della mente e del comportamento. Potremmo raggruppare i sintomi della depressione in 4 macrogruppi:

  • Sintomi cognitivi: riguardano la ruminazione e il senso di colpa e la tendenza a svalutarsi e a non sentirsi degni o meritevoli. Le persone depresse possono avere la sensazione di non avere il controllo delle loro azioni, come se si trovassero in una dimensione parallela. La stanchezza, la lentezza del pensiero, l’apatia riducono estremamente la capacità di prendere decisioni. La mancanza di interesse mette a dura prova la concentrazione di chi soffre di depressione. Per questo, iniziare una nuova giornata può essere molto stancante e devastante. Diviene difficile concentrarsi sul lavoro e sullo studio e molto spesso si finisce per abbandonare (per lo meno temporaneamente) quello che si sta facendo, sperimentando mancanza di forza e di interesse. La ruminazione conduce molto spesso a pensieri ricorrenti di morte e suicidio.
  • Sintomi della sfera affettiva: la sensazione prolungata di tristezza conduce il soggetto ad un ritiro dalla sfera sociale, sperimentando una sorta di ‘anestesia emotiva’. La depressione porta a non riuscire a godere più di niente: anche le attività che prima regalavano sensazioni di benessere e gratificazione vengono accompagnate da una tristezza costante che può essere considerata come un vero e proprio dolore di vivere.
  • Sintomi motivazionali: questi sintomi riguardano tutto ciò che concerne la motivazione e la stanchezza di fare le cose. Come abbiamo visto la depressione è marcata da una stanchezza costante, perdita di interessi e apatia totale che fanno sì che la persona senta che anche i piccoli compiti necessitino di uno sforzo incredibile. Lo stesso nutrirsi o alzarsi dal letto potrebbero diventare compiti che richiedono molto tempo e sforzo e la persona potrebbe anche decidere di non farli.
  • Sintomi fisici e comportamentali: sono diversi e possono presentarsi anche in assenza di sintomi mentali. Può capitare che siano sintomi somatizzati per cui il medico non riesce a trovare nessuna causa organica e non sempre vengono identificati come sintomi della depressione perché sono sensazioni molto comuni. Alcuni dei sintomi fisici della depressione sono dimagrimento e mancanza di appetito, mal di testa, palpitazioni, dolori vari e generalizzati (alle ossa, muscoli o articolazioni), problemi gastrointestinali, insonnia e disturbi del sonno.

Chi viene colpito dalla depressione?

Trattandosi di una vera e propria malattia, la depressione può insorgere in diversi momenti del ciclo di vita e potenzialmente in ciascun individuo: adolescenza, età adulta, terza età.

Situazioni quali una separazione coniugale, specie se subita, l’uscita di casa dei figli con relativa “sindrome del nido vuoto”, il decesso dei genitori anziani, la perdita del lavoro e relativi problemi economici, il pensionamento, una malattia cronica che riguardi la persona in oggetto, sollecita riflessioni sulla vita e sul “senso stesso dell’esistere” (depressione esistenziale), una vedovanza, specie se non vi è rete familiare e sociale cui riferirsi, costituiscono un terreno fertile favorevole a manifestazioni depressive.

Altrettanto vale per la fase adolescenziale, nel corso di sofferti e fisiologici cambiamenti della mente, del corpo, dei rapporti familiari ed amicali.

Nella donna l’interruzione di gravidanza, voluta o spontanea, il periodo post-partum, quello della menopausa sono snodi che possono favorire la comparsa di sintomi depressivi.

Cause del disturbo

Le cause della depressione sono riconducibili a diversi fattori che possono avere a che fare con la biologia o la genetica ma anche con traumi o episodi negativi del proprio passato. In particolare le principali cause si collegano a:

  • cause biologiche della depressione: questo tipo di cause è collegato ad alterazioni ormonali o neurotrasmettitoriali o correlate al sistema immunitario. La depressione quindi potrebbe essere causata da uno scompenso dei neurotrasmettitori come la noradrenalina e la serotonina, causando un alterazione del soggetto della sua motivazione, iniziativa, del sonno, delle interazioni con gli altri, etc;
  • cause psicologiche e sociali: eventi traumatici e stressanti possono funzionare come catalizzatori per gli episodi depressivi. Alcuni di questi eventi potrebbero essere lutti, conflitti personali, malattie fisiche, cambiamenti di vita traumatici, abusi o separazioni e divorzi o altri tipi di eventi che possono avere ripercussioni traumatiche sulla persona.
  • cause genetiche e fisiologiche: non è la depressione che si trasmette geneticamente ma la predisposizione a sviluppare la malattia. Le persone con parenti di primo grado che hanno sofferto di depressione maggiore, hanno il rischio di sviluppare il disturbo con una probabilità dal due a quattro volte maggiore rispetto agli altri. Le cause genetiche possono quindi favorire lo sviluppo di tale disturbo ma non è detto necessariamente che si sviluppi.

Durata e trattamento

La depressione ha una durata variabile a seconda di diversi fattori. Nei casi più lievi potrebbe anche sparire spontaneamente ma ci sono casi in cui può durare dai 3 mesi ai 2-3 anni. Per questo è importante una diagnosi precoce e un intervento tempestivo per poter aiutare il paziente a lenire il dolore cercando di ridurre l’intensità e la durata della malattia. Chi prova sensazioni legate alla depressione tende normalmente a non chiedere aiuto. E’ importante invece riuscire a superare questo blocco per poter riuscire a migliorare.

Dalla depressione quindi si può uscire e può divenire una opportunità di crescita e trasformazione se affrontata con i corretti strumenti e con una valida psicoterapia (studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale).

La psicoterapia può infatti aiutare a ridurre la sofferenza e migliorare la qualità della vita, ponendo il paziente di fronte importanti obiettivi:

  • lasciare emergere il senso del proprio valore personale nutrendo il vuoto interiore, che nessuno può colmare, se non noi stessi;
  • sviluppare processi di separazione e di autonomia, al posto della dipendenza;
  • maturare la consapevolezza dei propri punti di forza, delle proprie competenze e degli strumenti utili e funzionali per far fronte alla realtà;
  • trasformare la propria aggressività in assertività;
  • rinunciare alla deresponsabilizzazione della propria condizione, prendendosi le giuste responsabilità;
  • disponibilità a delegare e allentare la tendenza a controllare strenuamente ogni aspetto della propria esistenza;
  • concedere momenti di riposo e recupero al corpo e alla mente, nel rispetto di sé con il piacere di prendersi del tempo per lo svago;
  • praticare attività fisica, utile “antidepressivo naturale”.

Psicofarmaci o psicoterapia?

Premettendo che in molti casi la scelta non è a favore dell’uno o dell’altro tipo di trattamento, farmacologico o psicoterapeutico, possiamo affermare che il clinico si trova spesso di fronte la possibilità di valutare un approccio integrato. Qualsiasi prescrizione psicofarmacologica ovviamente deve essere fatta da un medico, o da uno specialista, in quanto nella scelta del farmaco debbono essere tenuti presenti eventuali altri disturbi, la posologia, la durata del trattamento e la reazione dell’individuo.

L’effetto del farmaco antidepressivo non è immediato, come avviene quando si assume un tranquillante/ansiolitico, richiede almeno due/tre settimane di tempo di attesa, e, a volte, si rende necessario sostituirlo, poiché non si ravvedono miglioramenti, anche se sintomatici. Queste informazioni vanno fornite al paziente, poiché accrescono la “compliance” con lo specialista, in modo da non demotivarsi se non si vedono miglioramenti a medio termine.

Alcuni pazienti riferiscono di essere contrari alla psicofarmacologia, in quanto non vogliono sviluppare dipendenza dal farmaco. In questi casi, peraltro frequenti, vanno spiegate l’utilità e le modalità di funzionamento del farmaco, fondamentali per creare le “basi” per poter lavorare in maniera ottimale durante le sedute di psicoterapia, almeno nella fase iniziale del percorso di cura. La decisione spetta in ultima istanza sempre al paziente. Il ruolo dello psicoterapeuta è quello di chiarire al paziente il ruolo che il farmaco assume all’interno del suo percorso terapeutico, permettendo lui di compiere una scelta consapevole.

Conclusioni

Nella mia esperienza professionale accompagnare un soggetto depresso nel suo cammino di guarigione mi ha insegnato ad offrire la mia disponibilità ad entrare in risonanza con le emozioni e i sentimenti della persona che ho di fronte, in una sorta di rispecchiamento. E’ l’aspetto empatico che diventa protagonista, prima di quello professionale.

Se hai ancora dubbi, vuoi approfondire l’argomento o se sei intenzionato a chiedere un aiuto concreto, puoi rivolgerti ad uno psicoterapeuta specializzato in terapia cognitivo comportamentale.

 

 

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